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La crisi dello spettacolo e della creatività: persi 199 miliardi di euro, contrazione del 75% e del 90%

Eppure le industrie culturali e creative sono qualcosa di più di uno dei tanti settori da salvare dalla crisi. Nel 2019 le industrie della creatività rappresentavano il 4,4% del PIL dell’UE in termini di volume d’affari. Ed erano anche uno dei settori con più posti di lavoro in Europa…

A causa della pandemia le Industrie culturali e creative (Icc) – di cui fanno parte la musica, le arti dello spettacolo, l’audiovisivo, la radio, i videogiochi, i libri, i giornali e le riviste, le arti visive, l’architettura e la pubblicità – hanno perso 199 miliardi di euro. Oltre il 30% del loro volume di affari nel 2020. La musica e le arti dello spettacolo e della creatività registrano una contrazione del 75% e del 90%. È quanto emerge dal rapporto realizzato da Ernst & Young e presentato a Bruxelles durante una conferenza stampa organizzata del gruppo europeo delle società di autori e compositori (Gesac) di cui fa parte la Siae.

Le industrie della creatività erano anche uno dei settori con più posti di lavoro in Europa

Eppure le industrie culturali e creative sono qualcosa di più di uno dei tanti settori da salvare dalla crisi causata dall’emergenza sanitaria. Perchè per l’Europa queste possono rappresentare una parte significativa della soluzione dei problemi generati dall’attuale situazione sul piano economico e sociale. Nel 2019, le ICC rappresentavano il 4,4% del PIL dell’UE in termini di volume d’affari, con incassi annui di 643 miliardi di euro e un valore totale aggiunto pari a 253 miliardi di euro. Le ICC erano anche uno dei settori con più posti di lavoro in Europa: impiegavano più di 7,6 milioni di persone, un numero 8 volte superiore rispetto a quello del settore delle telecomunicazioni.

Europa come potenza culturale nell’economia mondiale

Con un tasso annuale del +2,6% dal 2013, le ICC crescevano molto più velocemente della media UE (+2%) riportando un surplus nella bilancia commerciale per i beni culturali pari a 8,6 miliardi di euro (secondo le ultime cifre disponibili), a riprova del ruolo centrale dell’Europa come potenza culturale nell’economia mondiale. Il settore inoltre presentava uno scenario favorevole anche in termini di innovazione tecnologica, diversità di genere e impiego dei più giovani.

“Gli autori e gli artisti vedranno i loro incassi ridotti drasticamente nel 2021 e nel 2022”, ha detto Giulio Rapetti Mogol, presidente di Siae

“Gli autori e gli artisti vedranno i loro incassi ridotti drasticamente nel 2021 e nel 2022”, ha detto Giulio Rapetti Mogol, presidente di Siae. “È necessario perciò mettere in campo azioni per accelerare la ripresa – ha aggiunto – In questo senso, è cruciale il recepimento della direttiva copyright per garantire una giusta redistribuzione della ricchezza non solo ai grandi nomi della cultura e dello spettacolo, ma soprattutto ai tanti artisti meno conosciuti che possono sopravvivere solo grazie al diritto d’autore”.

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