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Franceschini su spettacolo dal vivo: “Settore essenziale come la scuola”

Il Ministro della Cultura Franceschini ha presentato alcune proposte per aumentare, magari anche raddoppiare, la presenza di pubblico in teatri, cinema e sale da concerto. Poi commenta: “Il settore dello spettacolo non ce la fa più, è un settore essenziale come la scuola”…

Dario Franceschini, Mibact, tavolo permanente

Al vaglio proposte e obiettivi per far ripartire cinema, danza, musica e teatro in “zona gialla”. Innanzitutto raddoppiare le presenze massime consentite per gli spettacoli sia all’aperto sia al chiuso. Poi coinvolgere le Regioni, trovando il modo di sperimentare eventi aperti anche a qualche migliaio di persone. Anche misure di sicurezza in più il cui costo non ricada però né sul pubblico né sugli esercenti. Ma comunque spingere per quanto si può sulle riaperture, dopo il 30 aprile, perché “il settore non ce la fa più”, e per la sua importanza anche per l’economia del Paese, deve essere considerato “essenziale al pari della scuola”.

Sono i concetti espressi dal ministro della Cultura Dario Franceschini ieri in collegamento con i tecnici del Cts per convincerli della necessità di trovare soluzioni il prima possibile. Immaginando uno scenario che tra oggi e domani verrà articolato nei particolari in un documento. Una proposta nata dalla sintesi delle richieste avanzate in queste settimane dalle associazioni di settore e dai rappresentati degli enti locali.

Chiarezza sull’ipotesi del tampone prima di entrare in sala

Si è parlato nei giorni scorsi di obbligare gli spettatori a fare il tampone prima di entrare in sala e a provvedersi sul posto di una mascherina Ffp2. Su tale ipotesi si è espressa anche l’Agis, Associazione generale dello spettacolo, che la descrive come “un elemento di discriminazione sociale, oltre che un ulteriore disincentivo alla partecipazione”. Anche il ministro sembra voler seguire questa strada, e assicura che non servirà fare il tampone per tornare al cinema o al teatro.

Per questo tipo di spettacoli, le precauzioni rimarranno quelle alle quali ci siamo tutti già abituati. Quindi l’obbligo della mascherina, il divieto di mangiare in sala, il divieto di assembramento, le distanze. Puntando ad aumentare la capienza fissata dagli attuali protocolli, che prevedono di poter riempire le sale al 25 per cento con un massimo di 200 persone al chiuso e 400 all’aperto. L’obiettivo, anzi, è di raddoppiarla.

Un tampone preventivo per eventi particolari, ma a carico di istituzioni o sponsor

Le precauzioni ulteriori, l’ipotesi di richiedere un tampone, entrerebbero in campo invece – questa l’idea del ministro – per eventi particolari, situazioni speciali la cui organizzazione verrebbe lasciata alla valutazione delle Regioni, concerti o manifestazioni da tenersi rigorosamente all’aperto ma aperti anche a qualche migliaia di spettatori. E il costo di queste garanzie aggiuntive, dai tamponi alle mascherine distribuite in loco, potrebbe essere sostenuto dallo Stato o dalle regioni o magari da uno sponsor, in modo da non pesare né sugli spettatori, né sugli organizzatori.

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