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Il Marchese del Grillo, 40 anni di mito tra storia e curiosità

Last Updated on 15/02/2021

Una delle commedie italiane di maggior successo di sempre: Il marchese del Grillo, film uscito nel 1981 e diretto da Mario Monicelli, è stato il secondo maggiore incasso nella stagione cinematografica italiana di quell’anno. Alcune curiosità sul film: i premi, la vera identità del nobile, le frasi più famose e la location del palazzo…

Una delle commedie italiane di maggior successo di sempre: Il marchese del Grillo, film uscito nel dicembre del 1981, diretto da Mario Monicelli, è stato il secondo maggiore incasso nella stagione cinematografica italiana 1981-82 con quasi 12 miliardi di lire. E’ riuscito a vincere anche due David di Donatello: miglior scenografo a Lorenzo Baraldi e miglior costumista a Gianna Gissi.

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La trama del film

Nella Roma papalina del 1809 il marchese Onofrio del Grillo, nobile romano alla corte di papa Pio VII, trascorre le sue giornate nell’ozio più completo. Tra bettole e osterie, coltiva relazioni amorose clandestine con popolane. Con un atteggiamento ribelle agli occhi di sua madre e della parentela conservatrice, bigotta e autoritaria. Il suo principale passatempo è costituito da innumerevoli scherzi e beffe dei quali risulta spesso vittima la sua aristocratica famiglia, composta da personaggi stravaganti e chiusi al mondo esterno.

Chi è il vero Marchese del Grillo

La più antica fonte storica sulla figura del marchese è un libretto pubblicato nel 1887 da Raffaello Giovagnoli. Questo lo definisce “un gentiluomo romano, nato tra il 1730 e il 1740 e morto verso il 1800”. L’autore, che scrive più di ottanta anni dopo la presunta morte del nobile romano, afferma di non essere riuscito a sapere il suo nome di battesimo, precisa che per molti il suo titolo nobiliare era quello di duca e che delle gesta raccontate era oltremodo difficile separare quelle vere e quelle prodotte dalla leggenda popolare creata sul suo nome.

Le frasi più famose

La celebre frase «Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo!» è ripresa dal sonetto Li soprani der Monno vecchio di Giuseppe Gioachino Belli, che comincia così: «C’era una vorta un Re cche ddar palazzo / mannò ffora a li popoli st’editto: / “Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo”». Invece la frase «Sor Marchese, è l’ora», che il frate dice sul patibolo a Gasperino il carbonaio per condurlo all’esecuzione, è l’epitaffio scritto sulla tomba dello stesso Alberto Sordi situata nel Cimitero del Verano a Roma.

Dove si trova il famoso palazzo

Il palazzo del Marchese è ambientato a Palazzo Pfanner a Lucca, amputato (per mezzo di un’altissima quinta) dei celebri giardini e della vista sulle Mura di Lucca. La scena sulla terrazza, tuttavia, è girata nella loggia della Casa dei Cavalieri di Rodi, riconoscibile dagli affreschi e da una rapida inquadratura verso il Campidoglio.

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