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Monica Vitti, l’attrice che ha ritratto la realtà con il suo sguardo da sogno

Last Updated on 02/11/2021

Domani 3 novembre si festeggiano i 90 anni di Monica Vitti, l’attrice italiana il cui volto ha riflesso, come uno specchio affacciato sull’anima del mondo, il magico e vitale gioco della vita. Una scintilla luminosa, sovraccarica di quell’energia che ha trasformato la scena in realtà, la rappresentazione in esistenza…

Il suo ultimo film risale al 1992, quando recitò nella miniserie TV Ma tu mi vuoi bene? accanto a Johnny Dorelli, in cui interpretò il ruolo di un’assistente sociale. Poi la Domenica In 1993-1994. Da allora, ahimé, la malattia. Monica Vitti è l’attrice italiana il cui volto ha riflesso, come uno specchio affacciato sull’anima del mondo, il magico e vitale gioco della vita. Una scintilla luminosa, sovraccarica di quell’energia che ha trasformato la scena in realtà, la rappresentazione in esistenza.

Monica Vitti è la rappresentazione. Perché incarna in sé, nella bellezza ariosa e profonda della sua immagine, il divenire e la molteplicità del reale. Alla domanda “Ti piace sempre essere fotografata?” lei risponde “A me mica tanto, ho paura che mi rubino l’anima, forse perché prendono di me l’immagine ferma. Io non voglio fermare niente”.

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L’eterno talento di Monica Vitti

La sua recitazione distrugge l’immobilità con la forza vitale del fuoco, quello sacro che le ha infiammato il cuore e la carriera, riconducendo lo spettacolo alla sua origine, quella del rito. “Per me dove finisce la rappresentazione finisce la realtà”. Il suo cinema è un inno alla mobilità dell’esistenza anche quando questa appare ferma e freddamente disabitata, come quella che Antonioni rievoca con l’Avventura.

La vita della scena

La luminosità sensuale del suo sguardo ha infatti plasmato la realtà della scena. Rianimata questa dalla leggerezza di un respiro veloce che ha donato la sua aria al dramma così come alla commedia. Dalla trilogia drammatica dell’incomunicabilità di Antonioni infatti alle parti comiche che l’hanno consacrata come l’unica “mattatrice” italiana al fianco dei grandissimi come Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi.

È la sincerità del calore umano con cui lo sguardo della Vitti abbraccia l’esistenza l’elemento quindi che le ha permesso di trasformala; di tradurla in un piccolo spazio di libertà attraversato dall’infinità sensibile della sua anima. L’autenticità del viso, sospeso in un attimo di luce, rivolge così la sua espressività direttamente all’intimità del sentimento oltre lo spazio e il tempo della rappresentazione. Un’esplosione di vitalità che ha travolto con la semplicità del suo sorriso la rigidità delle strutture che regolano la realtà. Perché scavalcate queste dall’incanto di una bellezza intramontabile. Monica Vitti quando recita quindi vive: vive da bionda e da mora, vive il suo corpo, vive il volto così come vive la sua voce.

Gli esordi teatrali

Monica Vitti nata a Roma nel 1931 da una famiglia borghese, incantata dalla magica atmosfera dell’Accademia d’Arte Drammatica, inizia qui la sua carriera. Un percorso professionale di cui la sua stessa famiglia, in particolare la madre, era contraria. Ma che la porterà a conquistare il pubblico del cinema italiano e quello di tutto il mondo. Il suo volto diventerà quindi un’icona femminile per la cultura dello spettacolo e un punto di riferimento per il cinema stesso. Le prime prove del suo talento, sostenuto e rivelato dal suo insegnante dell’Accademia Sergio Tofano, verranno quindi dal teatro. In particolare dalle rappresentazioni di Shakespeare e Molière.

La strada teatrale però lascerà il passo a quella cinematografica in seguito al rapporto professionale e sentimentale che instaurerà con il regista Michelangelo Antonioni. Una relazione che cambierà per sempre la vita e la carriera dell’attrice. Dalla quale sono nati i film di Antonioni definiti come la trilogia dell’incomunicabilità: l’avventura (1960), la notte (1961), l’eclisse (1962) e in seguito Deserto rosso del 1964. Film in cui le doti attoriali dell’attrice verteranno verso una complessità e una tridimensionalità drammatica che precederà la Vitti della commedia. La quale già dal 66 con il film di produzione britannica “La bellissima che uccide” di Joseph Losey, inizierà quel percorso che la condurrà alla ridefinizione dal suo talento all’interno del genere comico. A notarne la verve comica è Mario Monicelli che la dirigerà nel film “La ragazza con la pistola” del 1968.

I grandi film

Lavorerà anche con Vittorio De Sica in “Le coppie”, film composto da tre episodi diretti rispettivamente da Mario Monicelli, Alberto Sordi e Vittorio De Sica. Dal sodalizio invece con Alberto Sordi nel filone della commedia all’italiana in pellicole come “Amore mio aiutami” (1969) e “Io so che tu sai che io so” (1982), l’attrice entra definitivamente a far parte dell’immaginario popolare della comicità cinematografica del paese degli anni 70. Richiesta anche all’estero reciterà nel film di Jean valère “La donna scarlatta” (1968), con Luis Bunuel in “Il fantasma della libertà” e con André Cayatte in “La ragione dello stato” (1978). Negli anni 80 torna a lavorare con M. Antonioni in “Il mistero di Oberwald” (1980).

È invece il 1984 la data in cui vinse l’orso d’argento al festival di Berlino per la sua interpretazione in Flirt; film diretto dall’esordiente Roberto Russo e sceneggiato anche da Monica Vitta. Incontro dal quale nascerà tra i due una storia di grande amore. Il lavoro alla sceneggiatura verrà ripreso nel film “Francesca è mia di Russo del 1986.

Premi

Una carriera piena in cui Monica Vitti ha collezionato numerosi riconoscimenti cinematografici. 5 David di Donatello come miglior attrice protagonista, 12 globi d’oro, un orso d’argento alla Berlinale, un ciak d’oro alla carriera, tre nastri d’argento e il Leone d’Oro alla carriera nel 1995.

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