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Il dipinto del 1562 – Il Trionfo della morte di Pieter Bruegel il Vecchio e i Tarocchi

Il Trionfo della morte è un dipinto olio su tavola di Pieter Bruegel il Vecchio, databile al 1562 circa e conservato nel Museo del Prado di Madrid. Con la Caduta degli angeli ribelli e Margherita la pazza, simili per dimensioni e per richiami evidenti al mondo di Bosch, fu probabilmente dipinta per lo stesso committente e destinata a formare una misteriosa serie.

Il Trionfo della morte è un dipinto olio su tavola (117×162 cm) di Pieter Bruegel il Vecchio, databile al 1562 circa e conservato nel Museo del Prado di Madrid. Con la Caduta degli angeli ribelli e Margherita la pazza, simili per dimensioni e per richiami evidenti al mondo di Bosch, fu probabilmente dipinta per lo stesso committente e destinata a formare una misteriosa serie.

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Analisi dell’opera

L’opera insolitamente non è firmata né datata ed è forse da identificarsi con quella citata da Karel van Mander nel 1604 in cui “vi sono impiegati tutti i mezzi contro la morte”. In quest’opera si colgono evidenti echi della difficile situazione politica e sociale di quegli anni di guerre e pestilenze. I toni caldi utilizzati, come in Dulle Griet, evocano un’atmosfera arida e infernale, in cui gli uomini affrontano il trapasso tra sorpresa e sgomento, fornendo un’allegoria della guerra e delle miserie umane.

Bruegel fuse due tradizioni iconografiche: quella italiana, con opere come il Trionfo della Morte di Palermo, e quella nordica della danza macabra

Nella descrizione dell’episodio Bruegel fuse due tradizioni iconografiche: quella italiana, con opere come il Trionfo della Morte di Palermo, e quella nordica della danza macabra. Tra i soggetti di maggior spicco si notano un imperatore in basso a sinistra, a cui uno scheletro mostra una clessidra, con le mani immerse in barili pieni di monete. Dietro di lui passa il carro della morte, guidato da uno scheletro che suona tristemente una viola a manovella (ghironda) e da un cavaliere scheletrito su un altrettanto magrissimo cavallo. Da una specie di chiesa un gruppo di scheletri vestiti di bianco suona le trombe dell’Apocalisse. Nel frattempo un castello di diavoli prende fuoco e più in lontananza una serie di mostri esce da una voragine infernale.

Le figure nascoste e tutti i riferimenti agli arcani maggiori

Nell’angolo in basso a sinistra, uno scheletro con galero sorregge un prelato di spalle. Davanti ad essi una filatrice è morta. Al centro un pellegrino è denudato e sgozzato. Più sopra due scheletri incappucciati trascinano una bara. Al centro la morte dirompe a cavallo con la falce, guidando la sua armata, con la folla che viene spinta in una grande stanza-galera. Nell’angolo a destra un tavolo con carte da gioco, sotto il quale cerca di nascondersi un giullare, mentre i soldati della morte afferrano damigelle e porgono loro macabri piatti. Anche la scacchiera rovesciata è simbolo della fine.

Nell’angolo una coppia si distrae con la musica, simboli di peccato e lussuria. In secondo piano gli scheletri massacrano gli uomini in molteplici modi. Numerosi, infine, sono i riferimenti agli arcani maggiori dei tarocchi: L’Imperatore, Il Papa, Gli Amanti, Il Matto, Il Carro, L’Appeso, La Ruota, L’Eremita, La Torre, Il Giudizio e, ovviamente, La Morte.

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